L’Italia, L’Europa, il futuro, Beppe Grillo e il Movimento 5 stelle

Sia dal di fuori che dal di dentro, dalle pagine dei giornali e durante le discussioni nei bar, nelle chiacchierate con i turisti e con gli amichetti e le amichette dell’Erasmus, l’Italia è sempre stato un paese originale, ma originale per il suo disastro.

Ha tesori che non sfrutta, una classe politica ridicolmente cieca, malavita, lentezze, cedimenti, crolli,  …. una paese che amiamo ma che non ci piace, e che spesso ci costringe ad andarcene.

Mai al passo con gli standard culturali europei, noi conosciamo poco e male l’inglese (o per niente), siamo poco informatizzati (per le cose serie), le nostre piccole e medie imprese spesso non si fidano di chi dice troppe parole in inglese davanti a uno schermo (e magari fanno anche bene).

Ma qualcosa è successo e si dovrebbe tenere conto: il risultato ottenuto dal Movimento 5 stelle alle ultime elezioni. Evitando il discorso politico, l’Italia è forse l’unico paese in Europa ad aver dato fiducia a un progetto di marketing digitale così ben strutturato, ha dato fiducia a evangelizzatori del web, a gente casual, alla democrazia on-line, …

Pensateci.

Gli americani hanno scelto un giovane avvocato di colore, nemmeno loro si sono sognati di mandare al governo Larry Page, o Bill Gates o Steve Jobs. (Anche se Schwarzenegger ….).

Il paese arretrato ha scelto una forma politica che ha del profetico, e che comunque proietta la politica avanti di diversi anni. Oppure dovremmo provare a inserire questo fenomeno all’interno del berlusconismo (quello di Berlusconi e non dei suoi processi), capirne lo stile, interpretarne il successo.

Provateci, ne scoprirete delle belle.

BIG DATA – Introduzione alla Società dei dati

Ogni due giorni generiamo una quantità di informazioni
pari a quella creata dall’inizio della civiltà a oggi.

Eric Schmidt

«I computer moriranno. Stanno morendo nella loro forma attuale. Sono quasi morti come unità distinte. Una scatola, un monitor, una tastiera. Si stanno fondendo nel tessuto della vita quotidiana. È vero o no?»
«Persino la parola computer».
«Persino la parola computer suona stupida e antiquata»

Don DeLillo, Cosmoplis, p. 90

Era dell’informazione. È dal secondo dopoguerra e soprattutto negli ultimi decenni che così viene definita l’epoca in cui viviamo, e tali sembianze acquisisce la nostra attività e presenza nel mondo, tanto da parlare di «società dell’informazione». È infatti dagli anni ’90, con l’evolversi di internet – la rete di reti che si è diffusa esponenzialmente dalle università Usa agli uffici governativi e poi fin dentro le case di ognuno – che si pone sempre maggiore attenzione agli strumenti tecnologici, alle opportunità che offrono, ai contenuti che veicolano e all’uso che ne fanno gli utenti. Con la certezza che l’uomo debba acquisire nuove competenze per potersi destreggiare in un mondo di informazioni con le quali quotidianamente e in maniera rapida e continua lo colpiscono. Nulla di nuovo rispetto al passato in realtà, ma le mutazioni nei tradizionali sistemi economico-sociali apportate da internet fanno pensare effettivamente a qualcosa di epocale.

Come si muove ed esiste l’uomo all’interno di una società che produce informazioni impensabili fino a qualche generazione fa?

Il mare magnum delle informazioni presenti in rete costringe a riflettere sulla necessità di filtri, sistemi e criteri di verificabilità e attendibilità, ma nello stesso tempo costituisce un inesauribile bacino di informazioni anche per chi crea le stesse notizie o per chiunque abbia necessità di ricerca. Questa è la caratteristica costitutiva del web come lo conosciamo e che ha decretato il successo di aziende che hanno offerto strumenti ottimali per le ricerche degli utenti e ottimizzanti i risultati.
Inoltre, il “confusionario” web si costituisce ambiente organizzato entro dei nuclei di interesse o sociali che permettono agli utenti di entrare in contatto in base a dei parametri condivisi. Questi possono essere i forum e le community che hanno al centro interessi, passioni o professioni comuni (il tennis, l’uso di un software, la fotografia, …), oppure i social network – i cui modelli recenti sono ad esempio Facebook, Twitter, Tumblr, … – i quali costituiscono diversi tipi di comunità che si vengono a creare in base a criteri aggregativi propri dell’ambiente.

la_società_dei_dati_vincenzo_cosenza

Agli albori dello sviluppo della rete, e anche per alcuni decenni a seguire, non ci si ponevano queste problematiche proprio perché i mezzi fisici, i computer, non avevano una grande diffusione presso privati e quindi nella casa (e oggi potremmo dire nelle tasche) di ogni cittadino del mondo economicamente sviluppato. Oggi invece la situazione è ribaltata e sempre più persone sono in grado di essere loro stessi dei creatori di informazioni (non necessariamente di notizie, ma anche di queste: vedi il citizen journalism ad esempio) oppure collaborano alla creazione delle stesse e in più possono occuparsi della loro promozione.

Nella realtà contemporanea c’è quindi una grande mole di informazioni disponibili e in costante aumento alla quale gli utenti accedono e contribuiscono a mantenere in vita e far sviluppare. Ciò anche grazie a strumenti hardware e software di grande diffusione come macchine fotografiche digitali e programmi di fotoritocco, smartphone, piattaforme di facile utilizzo per la gestione di blog, etc. Si tratta di informazioni e messaggi che una volta generati possono essere modificati e diffusi in rete da chiunque (salvo limitazioni dovute al diritto d’autore ad esempio, ma non mancano certo i copia/incolla senza link o riferimento alla fonte). Con la funzione quindi di veicolo e di garante, se non della veridicità dell’informazione almeno del suo interesse.

Se nell’era pre-internet la creazione dell’informazione aveva una sua giustificazione per il suo essere notizia di interesse almeno comunitario, o per essere necessaria a fini sociali e civili (le sentenze, …) e/o economico-fiscali (denuncia dei redditi, contratti, …) o legata ai momenti salienti della vita dell’individuo (nascita, matrimonio, morte, …), oggi, qualsiasi informazione e contenuto (anche multimediale) possono essere creati indipendentemente dal loro ruolo civile e sociale. Tanto paradossale quanto vero: nulla mi vieta di creare un blog che non interessa a nessuno.

Nell’economia della rete è informazione tutto ciò che questa è in grado di generare e può essere provato come tale: non solo l’articolo de Le Reti di Dedalus, ma anche il fatto che una persona che lo reputa interessante decida di condividerlo sulla propria bacheca di Facebook e lì aggiungere un commento innescando magari un botta e risposta con l’amica che aveva taggato nel commento, la quale dimostrerà a tutti i suoi amici come la pensa a riguardo, i quali a loro volta potranno dissentire contestualmente o inserire quell’articolo in un tweet, … e via dicendo. È comprensibile quindi come il concetto di informazione assuma una forte dimensione pubblica e collettiva, secondo i canoni propri di internet. Ed è evidente che quando si parla di informazione non si può riduttivamente intendere solo ciò che l’utente ricerca, ma anche qualsiasi altra azione egli faccia in rete. Quali parole usa per interrogare un motore di ricerca, quanto resta in un pagina, se usa i link, se clicca sulla pubblicità, quale pubblicità, se condivide un contenuto, se carica video su Youtube, quali video vede, … e in generale tutto ciò che decide di condividere.
La società dell’informazione non è solamente l’era della libertà e del pluralismo (o che viene apprezzata per la libertà che offre e il pluralismo e la democrazia che ne deriva), ma anche quella dei dati e della profilatura e del sempre più stretto legame tra uomo e rete.

Efficace infografica

Vincenzo Cosenza – autore del blog Vincos – la chiama «società dei dati», in riferimento al termine «Big Data» che internazionalmente definisce le tecniche e le tecnologie usate per raccogliere e analizzare gradi quantità di dati. Per farci un’idea: «Ogni minuto in rete vengono spedite 204 milioni di email, effettuate 2 milioni di ricerche su Google, caricate l’equivalente di 48 ore di video su Youtube, creati più di 270.000 post su Trumblr e  Wordpress, inviati oltre 100.000 tweet e compiute oltre 2.220.000 azioni su Facebook».[1]

La gran mole di dati che produciamo non riguarda solo la rete internet ma l’intera nostra vita quotidiana. Ad esempio ciò che riguarda gli spostamenti, poiché spesso ci aiutiamo con navigatori satellitari e mappe su smartphone, quindi i dati relativi al telepass, agli acquisti effettuati, e a tutte quelle attività monitorate da sensori e telecamere sparse per le città.

Una realtà così complessa è qualcosa che riguarda tutti come soggetti attivi. Nel lungo articolo La società dei dati, Vincenzo Cosenza offre interessanti spunti di riflessione che ci permettono di comprendere come i dati, se ben analizzati, comunichino alle aziende delle particolari esigenze dei clienti. Inoltre, grazie a uno sviluppo culturale e tecnico in tal senso da parte delle istituzioni, si potrebbe semplificare la “vita burocratica” dei cittadini.

Oltre agli aspetti puramente commerciali e civili, i dati possono essere d’ausilio anche alla persona fisica. Grazie ad applicazioni per smartphone è sempre più facile tenere sotto controllo le proprie condizioni di salute in relazione alle attività quotidiane. E si presume che questi strumenti andranno sempre di più costituendo non un semplice accessorio per lavoro, svago e comunicazione, ma dei veri e propri supporti alla vita quotidiana in tutti i suoi aspetti. Non è fantascienza, ma piuttosto una realtà che apre al weareable computing.

[1] Vincenzo Cosenza, La società dei dati, edizioni 40k, p. 8.

I LIBRI DIETRO LA QUARTA. Ruoli e forme della quarta di copertina

 

Questa è una presentazione che sintetizza i principali argomenti e questioni affrontate nella mia tesi di laurea incentrata sulla quarta di copertina e i contenuti e le modalità di presentazione dei libri on-line su siti di case editrici e librerie on-line.

Potete leggere qui l’Indice.

La tesi è stata discussa nel luglio 2012, per il corso di laurea magistrale Editoria e Scrittura (LM-19 Informazione e sistemi editoriali) dell’Università La Sapienza di Roma, per la cattedra di Gestione dell’impresa editoriale del prof. Nicola Antonio Attadio. Correlatrice del lavoro è stata la prof.ssa Maria Panetta.

Per leggere l’intera tesi in formato .pdf potere cliccare qui.

Spero che possiate trovare degli spunti interessanti (anche per le vostre tesi :))

Tra la MUCCA VIOLA e il CIGNO NERO

Tra la nostra vita in rete e quella fisica fatta di treni, traffico, strette di mano e aperitivi siamo sempre di più avvolti e travolti da fenomeni tanto inspiegabili quanto bizzarri o curiosi. O che quantomeno ci incuriosiscono.

In tutto questo (via via, casino, caos, … compilate come meglio credete) siamo in compagnia di due strambi animali, che a loro volta rappresentano altrettanti concetti: la mucca viola e il cigno nero. Con la particolarità che la prima, almeno per ora, non esiste mentre il secondo sì.

Si tratta di due felici immagini rappresentative che sono stati usate da influenti “pensatori” del nostro tempo: Seth Godin e Nassim Taleb.

Godin è da tempo un guru del marketing (il mondo ne è pieno secondo voi?) e con Mucca Viola (Seperling & Kupfer) vuole definire prodotti (o servizi) straordinari o lo straordinario modo di comunicarli che entrano nel nostro mercato. Insomma, qualcosa di stupefacente che riesca a colpire per la sua originalità (oltre che funzionalità) e che pertanto potrà innescare dei meccanismi di passaparola. Importante sotto questo punto di vista è riuscire a individuare quei soggetti che si possono definire “innovatori” o gli “utilizzatori precoci” riguardo al proprio prodotto che si accorgano del colore e che lo facciano notare agli altri, ai distratti, ai ritardatari. Seth Godin prende in prestito questa terminologia dalla letteratura inglese – dove già Mucca Viola indica qualcosa di straordinario e a suo modo umoristico (e infatti il buon umorismo ci attira più di ogni altra cosa) –  e lo adatta al marketing.

mucca viola di seth godin

I cigni neri invece esistono non solo nel nostro immaginario. Solo che nessuno ne immaginava l’esistenza prima che si scoprisse l’Australia. È questo il punto di partenza del complesso saggio di Nassim Taleb intitolato Il cigno nero (lo sto ancora leggendo, voi avete finito?) pubblicato da Il Saggiatore. Per certi versi si tratta di qualcosa di sconvolgente, simile alla mucca viola, ma riguarda eventi e fatti e la nostra capacità, e difficoltà, di prevederli. Nessuno infatti immaginava che ci fossero cigni neri su questo mondo, proprio per il fatto che nessuno mai ne aveva visti. O meglio: nessuno che appartenesse alla nostra comunità scientifica.

il cigno nero di nassim taleb

Per quanto più unici che rari, con mucche viola e cigni neri ci troviamo a confrontarci ogni giorno. Immaginate i riflessi dell’attentato dell’11 settembre: nessuno se lo sarebbe aspettato altrimenti ci si sarebbe difesi. Eppure si tratta di un evento che ha sconvolto il mondo i cui riflessi – la paura per attentati terroristici islamici – ci condizionano ancora oggi.

A voi quali mucche viola e cigni neri vengono in mente?